Questo è un articolo che avevo in mente di scrivere da tempo, un po’ perchè ricevo molte email che riguardano questo argomento, un po’ perché io stessa a un certo punto del mio percorso mi sono sentita piuttosto frustrata. “Perchè, pur avendo ridotto i FODMAP e affrontato tutte le fasi della dieta, di tanto in tanto continuo ad avere dei sintomi? Ieri ho mangiato le solite cose eppure oggi mi sento male, cosa mi succede? Possibile che quel pezzetto di pane che ho mangiato due giorni fa oggi mi faccia stare così male? Eppure i fruttani non dovrebbero darmi problemi…”

La risposta è una e molto semplice: l’IBS è una sindrome molto complessa e non bisogna pensare che il cibo sia l’unico fattore che ne scatena i sintomi.

Se fino a pochi anni fa continuavano a ripeterci che era tutto nella nostra testa e che l’unico modo per “curare” l’IBS era prendere antispasmodici e tranquillanti, oggi sappiamo che il cibo (o meglio i FODMAP) svolge un ruolo decisivo nello scatenare i sintomi dell’IBS.

Tuttavia pensare che l’alimentazione sia l’unico elemento in gioco è sbagliato e, in un certo senso, anche pericoloso per vari motivi:

1) perchè si rischia di limitare la propria dieta a pochissimi alimenti, dal momento che non si riesce ad identificare la causa del proprio malessere. Una dieta molto limitata può provocare diversi danni alla salute, tra cui anche uno squilibrio della flora batterica che non fa altro che peggiorare la nostra situazione intestinale
2) perchè genera ansia e senso di frustrazione
3) perchè ci impedisce di vivere serenamente le occasioni sociali

Allora i FODMAP non c’entrano nulla?
No, c’entrano eccome. Una volta ridotti i FODMAP, in teoria sarà più facile identificare gli altri fattori che scatenano i tuoi sintomi. Se una settimana hai seguito la dieta alla lettera mangiando alimenti che in altre occasioni non ti avevano mai dato problemi, forse è il caso di valutare se in quel periodo sei molto stressata/o, se magari il pasto che hai consumato era troppo abbondante, se hai mangiato troppo in fretta, se c’è stato un forte sbalzo di temperatura, se hai problemi di squilibri ormonali. Tutte cose che non hanno nulla a che vedere con i FODMAP.

Il nostro corpo è un meccanismo complessissimo: da anni ormai sappiamo che “l’intestino è il nostro secondo cervello”, davvero vogliamo pensare che tutto sia riducibile solo ed esclusivamente a pochi rapporti di causa-effetto: mangio una fettina di mela sto male, non la mangio sto bene?

Nella pratica tutto questo si traduce in questi pochi consigli:

1) Cerca di ridurre lo stress. Dedica più tempo a te stessa/o, dormi di più, fai meditazione, yoga, un corso di cucito, bungee jumping, quello che ti pare, quello che ti fa sentire bene. E di’ anche dei “no” ogni tanto: “puoi fare ogni cosa, ma non tutto”.

2) Vivi serenamente le occasioni sociali. In questa dieta, gli unici momenti in cui bisogna prestare una buona dose di attenzione al cibo sono le fasi di eliminazione e reintroduzione. Una volta attraversate queste fasi, uno dovrebbe essere in grado di mangiare con una certa disinvoltura in qualsiasi occasione sociale. Anche durante la fase di eliminazione comunque non è richiesto di prestare un’attenzione ossessiva al cibo, lo scopo è semplicemene quello di capire se i FODMAP sono il tuo problema oppure no, dunque è sufficiente ridurne la quantità. Hai mai fatto caso che la dieta si chiama low (=a basso contenuto di) FODMAP, non FODMAP-free (=senza FODMAP). Questo significa che se sei al ristorante o a una cena in famiglia e accidentalmente mangi un alimento che non sarebbe consentito (sugo con cipolla, pane con farina di grano etc), non dovrebbe succedere nulla di drammatico. Semplicemente fai in modo che il resto della giornata e, possibilmente, del pasto siano low FODMAP. Lo scopo quando si mangia fuori è scegliere l’opzione migliore disponibile in quel momento. Sei al ristorante e segui la fase di eliminazione? Opta per i secondi di carne/pesce/uova e se anche c’è un po’ di aglio nel condimento non agitarti, non succede nulla. L’ansia è il peggior nemico di un intestino sensibile.

3) Ascoltati. A volte un intenso mal di pancia è il segnale che c’è qualcosa che non va, può essere il cibo, ma può anche essere qualcos’altro. Magari hai accettato un incarico che in realtà non riesci portare a termine, ma non lo vuoi ammettere nemmeno a te stesso/a. Certo è più facile pensare che la colpa sia di quella mezza mela che hai mangiato l’altro giorno, piuttosto che ammettere che non puoi fare tutto e che forse hai bisogno di rallentare. Oppure, in fondo sai che i tuoi problemi intestinali sono in qualche modo legati a uno problema di salute più complesso (magari c’è in gioco uno squilibrio ormonale, un ex-DCA, etc.), ma piuttosto che affrontare il “vero” problema, preferisci focalizzarti solo su quella che è “la punta dell’iceberg”.

Basta, ora finisco il papiro, se sei arrivata/o a leggere fino a questo punto, ti ringrazio e spero che questo articolo ti sia stato utile. Rimando però gli auguri di Natale al post che uscirà in settimana con la mia sola e unica ricettina natalizia. Perchè anche io quest’anno ho deciso di prendermela con un po’ più di calma 😉

Altre letture interessanti sull’argomento:

“Eating should not make you feel guilty”, dal blog di Kate Scarlata, dietista specializzata in FODMAP.

“Is there ever one cause or cure for IBS?”, dal blog The Sensitive Gut.

 

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FODMAP, stress e IBS è stato modificato il 18 dicembre 2016 da Elena

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